06-07-2026

"Dottor AI" e Dolore Cronico: perché l'Intelligenza Artificiale non potrà mai sostituire una visita medica

L'algoritmo analizza i referti ma non può toccare il corpo del paziente. Il valore irripetibile della semeiotica medica nella cura della fragilità e del dolore

"Dottor AI" e Dolore Cronico: perché l'Intelligenza Artificiale non potrà mai sostituire una visita medica

Sempre più spesso, nel mio studio di geriatria e terapia del dolore, mi capita che i pazienti arrivino stringendo tra le mani lo smartphone o dei fogli stampati. Non contengono solo i referti degli esami del sangue o della risonanza magnetica, ma le risposte fornite da ChatGPT o da altre intelligenze artificiali a cui è stato chiesto di interpretare i referti medici.

Come medico, questo comportamento non mi indispone e non lo interpreto come una mancanza di fiducia. So bene che questa tendenza nasce da problemi reali del nostro sistema sanitario: le lunghe attese per un appuntamento pubblico, i costi esorbitanti delle cure che spesso costringono a ricorrere al regime privato, e i tempi ridottissimi delle visite standard di quella che ormai è diventata una "medicina a cottimo". Di fronte a tutto questo, l'intelligenza artificiale applicata alla salute offre una risposta immediata, comoda e totalmente gratuita a chi è ansioso o in difficoltà economica.

 

I limiti dell'algoritmo nella geriatria e nel dolore cronico

Tuttavia, l'algoritmo mostra tutti i suoi enormi limiti proprio quando si scontra con la complessità della geriatria e della cura del dolore. L'intelligenza artificiale lavora isolando i dati: analizza stringhe di testo o singole immagini radiologiche, ma le estrapola completamente dal contesto della persona.

Un software non può stringere la mano a un paziente anziano per saggiarne la fragilità, non può palpare un'articolazione dolorante per localizzare l'infiammazione, né può valutare dal vivo come quel dolore influisca sulla postura, sulla camminata e sull'autonomia quotidiana.

Inoltre, l'AI soffre di un vizio strutturale: per dovere di completezza tende a elencare tutte le possibilità diagnostiche, inclusi scenari oncologici o patologie rarissime. Questo genera una forte ansia acuta (la cosiddetta cybercondria) in chi legge. All'opposto, può talvolta fornire un falso senso di sicurezza che spinge a sottovalutare sintomi critici, facendo ritardare cure importanti.

Ma il limite più grande emerge nei deficit cognitivi: l'AI non sarà mai in grado di scovare il dolore nascosto in un anziano fragile con demenza o problematiche cognitivo-comportamentali, dove la sofferenza si esprime solo attraverso piccoli cambiamenti del comportamento, una smorfia del viso o un'agitazione improvvisa che solo l'occhio clinico del geriatra può cogliere.

 

La mia filosofia: la Medicina è “Una” (Visito e poi Decido)

La mia filosofia professionale si oppone fermamente a questa dematerializzazione della cura. Credo che la medicina sia "Una": non esiste una guerra di religione tra la medicina allopatica convenzionale e le pratiche alternative o complementari. Esiste un'unica medicina, ed è quella che cura il paziente.

Nel malato geriatrico affetto da dolore cronico, la terapia non può ridursi a una ricetta standard stampata freddamente da un computer. Richiede una visione ampia e personalizzata. Il mio approccio di medicina integrata unisce i farmaci tradizionali con strategie terapeutiche complementari e collaudate – come l'agopuntura e moxibustione, la coppettazione, l'ozonoterapia o la drop therapy – con l'obiettivo fondamentale di ridurre gli effetti collaterali dei farmaci e rispettare la fragilità intriseca dell'anziano.

L'atto clinico deve rimettere al centro il corpo. Il momento cardine della mia attività resta la visita diretta della persona. È solo dopo aver ascoltato la storia clinica e aver visitato fisicamente il paziente sul lettino che decido il percorso terapeutico da seguire. Solo lo sguardo e le mani del medico possono unire i puntini che l'intelligenza artificiale vede semplicemente come dati separati.

 

Conclusione: il mio invito in ambulatorio per una visita medica personalizzata

Per questo, il mio invito quando venite in ambulatorio è semplice: se avete usato l'AI per leggere un referto, non nascondetelo per timore di essere giudicati. Portatemi pure le vostre ricerche in studio. Non saranno mai un motivo di scontro o di derisione, ma un prezioso spunto per approfondire insieme, smontare le paure infondate e costruire una strada terapeutica che sia sicura, efficace e su misura per voi.

Se soffri di dolore cronico o cerchi una valutazione geriatrica globale che metta al centro la persona prima dei singoli referti, contatta lo studio per prenotare una visita medica approfondita.

Il nostro blog di medicina, salute e benessere

Tutte le notizie